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Categoria: Viaggi

 

Galà di beneficienza in favore dei bimbi cardiopatici, rispondono in 1500.

 

Folle sui balconi dei Parioli; si canta con l’Orchestra italiana sotto fuochi magici.

 

 I fuochi d’artificio più spettacolari, rumorosi e colorati dell’estate romana, come da tradizione, quelli sparati dal Circolo Antico Tiro a Volo, luogo simbolo dove un tempo i nobili romani si dilettavano nel tiro al piattello, per festeggiare i 20 anni del nuovo corso, la gestione del vulcanico presidente, Michele Anastasio Pugliese.

Tra i 1500 ospiti c’era tutta la Roma che conta e tantissimi giovani al Galà organizzato, nonostante le previsioni meteorologiche disastrose e poi disattese, lo scorso giovedì nel parco del Tiro a Volo: un parterre ricco e variegato si è scatenato in pista, sotto le note delle più belle canzoni italiane eseguite da un Renzo Arbore in grandissima forma, mattatore della serata con la sua Orchestra italiana. I numeri? Sedici musicisti, 25 anni di carriera insieme e un nuovo tour estivo, partito proprio dal Tiro a volo, che girerà il mondo. La mission della serata è quella di raccogliere fondi

Eleonora Daniele con il Presidente Anastasio Pugliese e il consigliere Claudio Cosenza

per i bambini malati di cuore. I bimbi affetti da cardiopatie congenite che vivono in paesi sottosviluppati, protagonisti della Fondazione EUROPEAN HEART FOR CHILDREN-GLOBAL FORUM che porta cure, forma medici e costruisce ospedali dove l’assistenza sanitaria non esiste. Arbore, chitarra sotto braccio, incoraggia i presenti: “siamo fortunati, regaliamo una speranza a questi bambini affamati di vita, siate generosi!”. La madrina della serata, Eleonora Daniele, appena chiusa la diretta pomeridiana di Estate in diretta su Rai Uno, è salita sul palco e ha condotto una serata davvero riuscita che ha coinvolto anche tutti gli abitanti del quartiere Parioli appollaiati sui balconi come fosse un Gran Premio e che ha fatto scatenare in danze e tarantelle fino a tarda notte i soci, gli amici del circolo, tanti vip e giornalisti, coinvolti dall’organizzatore della serata Claudio Cosenza. Tra i presenti, il socio onorario Antonio Catricalà e consorte, Renato Schifani, Fausto e Lella Bertinotti, Gianni Rivera, Oliviero Beha, Lizia Azzariti, Virman Cusenza, Roberto e Vittoria Gervaso, Luca Bernabei, Anna Fendi, Antonino Di Maio, Vitaliano Turra’ (aeroporto di Fiumicino), Elena Bonelli, il presidente della Banca di Credito cooperativo di Roma (sponsor della festa), Francesco Liberati, l’Ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede Francesco Maria Greco, Umberto Pizzi, Marisela Federici, l’ambasciatore della Grecia presso la Santa Sede George Papadopoulos, il consigliere di Stato Pasquale De Lise, l’avvocato generale dello Stato Michele Dipace, il professore Enrico Caroli, il colonnello dei Carabinieri Salvatore Luongo, Ettore Viola, il presidente del Reale Circolo Canottieri Tevere Remo Giuseppe Lupoi, l’ex ministro Giovanni Maria Flick, il magistrato Simonetta Matone, l’imitatrice Gabriella Germani.

 Clarissa Domenicucci

by Giulio de Nicolais

….di Gorbaciov che ne pensa?
….ritiene che 
manterrà’ in essere la struttura dei Servizi, del KGB… oppure farà’ l’errore di Lenin che li
sciolse per poi doverli 
riorganizzare?…

KGB

KGB

Era un sereno ma rigido pomeriggio di novembre dell’anno 1991 ed ero andato a trovare Sir Joseph nel suo ufficio di Piazza di Spagna, a Roma, per confrontarmi con lui su alcune informazioni ricevute circa l’U.r.s.s.: si cominciava solo allora a parlare di Perestroika.
Pur essendo abbastanza aziano, ricopriva ancora un’incarico di prestigio. Per anni era stato il responsabile dell’Ufficio Stampa dell’Ambasciata Britannica in Italia, ed aveva una personale visione d’insieme dell’Europa Orientale, ma era anche al corrente delle problematiche inerenti ciascuno di quegli Stati, addirittura conosceva particolarità circa le convinzioni personali dei governanti di quei Paesi.
Quando, finalmente, ci trovammo con una tazza di the in mano, mi chiese il motivo della mia visita: … e di Gorbaciov che ne pensa? …. ritiene che manterrà in essere la struttura dei Servizi, del KGB…oppure farà l’errore di Lenin che li sciolse per poi doverli riorganizzare?…
Mi rispose …. ” Fino alla prima guerra mondiale, la Russia si poteva considerare il numero uno in quanto a sigint ed i suoi agenti erano efficacissimi nel penetrare le roccaforti nemiche, tanto che, più tardi, i bolscevichi scoprirono negli archivi del servizio segreto zarista che l’organizzazione e le attività del partito socialdemocratico russo dei lavoratori erano stati scandagliati nei più minuti dettagli. Nell’ottobre del 1917, con la rivoluzione, furono imprigionati i capi dell’Ochrana e Lenin si convinse che l’assetto della società era ormai stato cambiato, il nuovo governo era stato istituito dal popolo e per il popolo e la Russia non avrebbe mai più avuto bisogno di polizie politiche e segrete. E invece, dopo solo pochi mesi, Lenin dovette ricredersi; l’opposizione contro il nuovo governo infatti veniva sia dai gruppi rivoluzionari antibolscevichi, che minacciarono per alcuni anni il nuovo sistema, sia militarmente, sia per via elettorale: ad esempio, quando all’Assemblea Costituente la maggioranza assoluta fu conquistata dai rivoluzionari socialisti, la “Dieta” fu sciolta con la forza alla prima seduta. Il 20 dicembre 1917 fu fondato a Mosca il “Comitato straordinario di tutte le Russie per combattere la controrivoluzione e il sabotaggio”: la Ceka ; i suoi emblemi erano gli stessi che poi erediterà il KGB e cioè lo scudo e la spada: proteggere la rivoluzione e colpire i nemici.
Il primo leader della Ceka fu Felixs Dzerzinskij, un rivoluzionario polacco che, prima di convertirsi al marxismo, aveva accarezzato l’idea di diventare un religioso cattolico. Dzerzinskij fu l’orgoglio della Ceka e, alla sua morte, divenne un mito e un eroe, tanto che le sue spoglie furono oggetto di venerazione fino all’epoca staliniana.
Noi rappresentiamo il terrore organizzato e questo va detto con chiarezza”, sono le parole dello stesso Dzerzinskij. E Lenin dal canto suo ribadiva: “…Finché non applicheremo il terrore nei confronti degli speculatori – una pallottola in testa, seduta stante – non arriveremo a niente” . Le parole non tardarono a tradursi in fatti: il 12 Aprile 1918 alcuni reparti speciali della Ceka assalirono gruppi di abitazioni ritenute nascondigli di anarchici; furono arrestati 520 anarchici, di cui 25 furono sottoposti ad esecuzione sommaria in quanto “banditi”. Sempre nel 1918, a Kolpino, nei pressi di Pietrogrado, i cekisti spararono su una lunga fila di persone in marcia che protestavano a causa della scarsità di cibo.
Se gli scioperi e le manifestazioni aumentavano, in modo direttamente proporzionale aumentava la repressione

manifesto dell'epoca di Stalin

manifesto dell'epoca di Stalin

 della Ceka la quale, tra l’altro, soffriva di una vera e propria “mania del complotto” che la spingeva a vedere, dietro ogni azione di protesta, delle intricatissime trame ordite dai Paesi europei ai danni del partito sovietico. Per colpire le organizzazioni rivoluzionarie al loro interno, la Ceka mise a segno alcune strategie che sono rimaste nella storia dei servizi segreti russi, come modelli per tutti quei piani che furono in seguito elaborati ai danni del SIS, il servizio segreto britannico e della CIA. Una di queste strategie fu l’operazione Trest, cominciata nel 1921; la Ceka inventò l’esistenza di un movimento monarchico clandestino, conosciuto con il nome di “copertura Trest“.
Attraverso agenti del servizio di controspionaggio della Ceka, che assunsero la falsa identità di membri della Trest, furono penetrati e colpiti duramente il supremo consiglio monarchico in esilio, con base a Berlino (VMS) e l’Unione dei servizi congiunti russi (ROVS), con base a Parigi e diretta dal generale Kutepov. Con la Trest, fu anche annientata quella che era considerata la più pericolosa spia britannica, Sidney Reilly. Egli aveva deciso di rovesciare il governo sovietico. I sovietici vedevano dietro le sue idee, la macchinazione del SIS ai più alti livelli.
Così venne deciso di attirare Reilly in territorio russo per ucciderlo. Inconsapevole aiuto alla riuscita del piano, lo diede un amico di Reilly, il capitano di fregata Boyce, anch’egli agente del SIS, il quale, credendo ingenuamente nell’esistenza della Trest ed essendo entusiasta di un movimento in cui vedeva la soluzione per ribaltare il governo sovietico, scrisse a Reilly e lo convinse a prendere contatti con esponenti della Trest a Parigi.
Reilly fece di più e, benché messo in guardia da Whitehall, sede del SIS, di non occuparsi di affari pericolosi, entrò in territorio sovietico per avere un colloquio, direttamente in Russia, con esponenti del movimento monarchico. Fu atteso al varco, arrestato e fucilato. Nel 1926, morì Dzerzinskij che fu sostituito da Menzinskij, la cui salute cagionevole e la leadership passiva fecero sì che, di fatto, l’incarico fosse gestito dal suo vice, Genrich Grigor’evic Jagoda, uomo volgare e crudele che sarà ricordato con imbarazzo dallo stesso KGB. Stalin non si fiderà mai completamente di lui a causa dell’evidente opportunismo con cui gestiva il potere. Con Menzinskij, il sistema delle sigint, di cui la Russia zarista era sempre andata fiera, decadde notevolmente, soprattutto a causa della fuga in Occidente di molti esperti crittoanalisti che si misero al servizio dei servizi segreti britannici, rivelando i codici di accesso alle comunicazioni sovietiche. In questo modo, intere conversazioni diplomatiche russe ad alto livello, vennero ascoltate punto per punto da noi inglesi, mettendo in luce l’esistenza di attività sediziose, oltre agli epiteti poco rispettosi con cui i diplomatici russi solevano riferirsi alle autorità britanniche.
Un altro modo di intercettare i messaggi diplomatici, era quello di seguire i corrieri esteri durante il loro percorso, avvicinarli nei momenti più opportuni, solitamente in treno, e rubare le loro valigie contenenti i dispacci.
In questo, i Russi erano degli autentici maestri: i corrieri venivano sedotti da avvenenti fanciulle, o drogati con delle bevande e il contenuto delle valigie, dopo essere stato fotografato e riprodotto, all’interno di vagoni speciali adeguatamente attrezzati e agganciati all’ultima carrozza del treno, veniva rimesso ordinatamente al suo posto.
Circa alla metà degli anni Venti, la Ceka, che aveva assunto il nome di OGPU, iniziò una vera e propria caccia alle streghe, voluta da Stalin che era ossessionato dalla paura dei complotti (la “psicosi delle spie” aveva investito un po’ tutta l’Europa durante la prima guerra mondiale). Nel corso del 1927, si verificarono in Russia una serie di incidenti in diverse fabbriche; in seguito alle indagini svolte, furono scoperti lavoratori ubriachi, direttori di reparto non del tutto efficienti e alcuni sabotaggi che altro non erano se non atti di puro vandalismo; l’OGPU giunse alla fantasiosa conclusione che Varsavia, Berlino e Parigi, stavano architettando un intrigo di portata internazionale.
Il ridicolo ma nello stesso tempo terribile processo che si svolse a Mosca, nel palazzo dei Sindacati, portò a 11 condanne a morte mentre sei imputati che avevano recitato con diligenza la parte assegnata dall’OGPU, vennero condonati. Recitare era, d’altra parte, uno dei metodi più utilizzati dai sovietici per mettere in atto le loro strategie come, ad esempio, impedire la fuga di notizie; negli anni ‘30, l’OGPU riuscì a convincere alcune personalità internazionali di spicco che la più disastrosa carestia della storia moderna che si stava verificando in Russia, era solo frutto della propaganda antisovietica.
L’OGPU organizzava per i propri ospiti visite guidate attraverso l’Ucraina dove “casualmente” si incrociavano bambini

campagna ucraina

campagna ucraina

 rubicondi e felici, animali grassi al pascolo e scorte abbondanti di grano dorato; in questo modo, furono positivamente impressionati, tra gli altri, il leader radicale francese Herriot, lo scrittore Bernard Shaw, il corrispondente a Mosca per il New York Times, Walter Duranty, due volte premio Pulitzer per i suoi articoli sulla Russia definiti imparziali e obiettivi.
Ma l’efferatezza dei crimini raggiunse il suo apice quando fu nominato capo dell’OGPU, diventato NKVD, Nikolaj Ezov (1936-1938). Ancora oggi l’epoca di Ezov, “l’Ezovskina”, è sinonimo di “epoca del terrore“.
L’obiettivo definito dai vertici, cioè da Stalin, era di eliminare tutti gli elementi pericolosi per la società, concetto assai vago con cui si intendeva spazzare via la vasta schiera degli “ex”: ex kulak, ex criminali, ex funzionari zaristi, ex membri del partito menscevico ed altri ancora. I processi avevano una tale portata che furono istituite delle “troika”, anche a livello locale, in cui era sempre presente un membro del NKVD.
Le procedure del processo erano a dir poco sbrigative, in quanto erano già state fissate in anticipo dal potere centrale “le quote” da completare. Le troika esaminavano parecchie centinaia di casi al giorno e la condanna, senza appello, veniva eseguita dopo pochi giorni.
La possibilità di venire sottoposti ad un processo e quindi condannati, allo scopo di completare la quota, dipendeva da diversi fattori: casualità geografica, trascorsi individuali, omonimia. Se le quote non venivano completate, le autorità locali trovavano subito un rimedio: un incendio, per esempio, poteva servire per scovare dei sabotatori…..

(segue con il numero 3 del 1/01/2011)

 

gallery_491c09772685d_FattaStreetCasertaVecchiaL’incantevole scenario del Borgo Antico di Casertavecchia, perla assoluta dell’architettura medievale italiana che torna ad essere – nel segno d’una consolidata tradizione di spettacolo – il palcoscenico privilegiato di “racconti” d’arte e di vita, nel cuore di una Regione che da sempre è culla di pensiero, confronto ed espressione sublime d’umanità : luogo dell’anima che diventa musica, parole e visioni, dentro il tempo ed oltre lo spazio, per un cartellone di eventi unico nel suo genere e segnato dalla storia che lo ospita e dal contesto che lo riscrive.

Un’operazione dichiaratamente “simbiotica”, che punta a cogliere e a declinare elementi dello spazio abitato come lemmi di vocabolario, strutture che trasformano l’architettura in parola, pietre in segni, ciottoli e bifore in punteggiatura espressiva : tutto per far farne riserva e richiamo, luogo dal quale lanciare messaggi d’arte e dentro il quale far convergere storie ed esperienze diverse, che da quella atmosfera vengono a farsi meticciare usando i “racconti” come strumento di identità e moneta di scambio.

Una dimensione ritrovata in grado di creare  un approccio nuovo con i luoghi d’arte, col senso rinnovato di un turismo di flusso, con la logica di “eventi che gemmano altri eventi” col fine dichiarato del contagio, del coinvolgimento, della cointeressenza.

In una parola, festival : spazio dell’arte che raccoglie storie e le rilancia, nella misura e nella dimensione d’un progetto artistico a più livelli, che apre musica, parole e visioni a nuovi modi di essere e di rappresentarsi, sul palcoscenico come nella fruizione.

Un orientamento che sublima e moltiplica i luoghi “comuni” della tradizione (e tutti gli spazi canonici) per farne ribalte infinite ed imprevedibili, offrendo all’arte sponda e complicità affinchè  possa performarsi “oltre e altrove” con varianti (e variazioni sul tema) senza precedenti, nè preconcetti, nè territori prefissati.

Rompendo la classica prospettiva “centripeta” – della Rassegna che ricade su se stessa – ma ribaltandola, con un’edizione nuova, capace di “esplodere” verso l’esterno proposte d’arte e richiami di spettacolo col fine dichiarato di fare “corto circuito” turistico e veicolare con logiche di continuità, flussi e percorsi, migrazioni e viaggi.

Creando delle dinamiche mosse dall’arte per l’arte, con una vocazione straordinaria per l’ evento che diventa motore di senso, di pensiero, di affinità elettiva.

 

 


    SETTEMBRE AL BORGO 2011

L’OLTRE e L’ALTROVE

        Festival di Musica, Parole e Visioni.

 

 

Lo sviluppo.

9 serate, dall’1 al 9 settembre, distribuite con una calendarizzazione che individua 3 siti storici di riferimento:

- Teatro della Torre

- Piazza Vescovado

- Cattedrale del Duomo

unitamente ad una serie di “corti e cortili”, scorci ed angoli di strada trasformati (in occasione della rassegna) in “spazi dell’arte e dell’immaginazione”, territori liberi nei quali dis-seminare strumenti, elementi di scena, supporti di spettacolo e palchi della performanza da offrire, come “altari profani”, all’arte in tutti i suoi più disparati sensi.

Con un cartellone che contempla – ogni giorno – performers e produzioni del mondo della musica, del teatro e della danza, programmati in una serie di eventi (svolti in sequenza ed alternati per fasce orarie e luoghi di rappresentazione) per una proposta varia e tanto eventuale di opere, rappresentazioni, espressioni a cielo aperto e soprattutto…”Racconti”.

 

Dall’1 al 9 SETTEMBRE

Tutti i giorni, tre diverse rappresentazioni tematiche, rispettivamente nei tre siti di riferimento. Più nove sbocchi alternativi e coerenti…

 

…Perchè la Rassegna 2011 punta su una assoluta novità progettuale : il coinvolgimento e l’interazione con il territorio circostante e le città della “cinta casertana”. Nove confini che l’arte avvicina, moltiplicando le occasioni d’incontro e di flusso, provando a battere sul tempo la Rassegna principale con anticipazioni, varianti e variazioni sul tema dei “Racconti” – che si fanno più o meno paralleli – e con la possibilità di moltiplicare occasioni di confronto, spunti di promozione, opportunità di scambio : altre nove eventi (1 al giorno per singolo comune coinvolto : Capua, Casagiove, Castel Morrone, Maddaloni, Recale, San Marco Evangelista, San Nicola la strada, San Prisco, Valle di Maddaloni), per rendere i confini permeabili e porosi, e offrire all’arte strade differenti, per dimensione e prospettiva, lungo le quali spingersi oltre e altrove. Con “Racconti” che chiudono il cerchio con se stessi e che dal pomeriggio risalgono verso la notte con un percorso a ritroso, dalle città circostanti al Borgo Antico, che le ha volute e generate.

Fare di Venezia il laboratorio internazionale di tutte le arti è il progetto della Biennale di Venezia:  non soltanto il luogo privilegiato delle nuove tendenze, ma anche lo spazio aperto alla conoscenza e al confronto di professionisti e di un pubblico consapevole e un’officina del fare per quei giovani che si affacciano al mondo dell’arte e dello spettacolo. E’ un progetto in cui i settori dello spettacolo dal vivo – danza, musica, teatro – hanno un ruolo decisivo e trovano un indirizzo comune.

biennaleIn questa prospettiva sono nati l’Arsenale della Danza, il centro di perfezionamento nella danza contemporanea diretto da Ismael Ivo, e il Laboratorio Internazionale di Arti Sceniche che, sotto la direzione di Àlex Rigola, trova sviluppo e ampliamento nel 41. Festival Internazionale del Teatro. “Ci siamo incamminati lungo un percorso di maggior articolazione dei Festival – sottolinea il Presidente della Biennale Paolo Baratta – perché convinti che Venezia e la Biennale debbano essere un palcoscenico del presente e contemporaneo, ma debbano porsi anche con responsabilità il problema del domani. Per questo la manifestazione festivaliera declina in maniera diversa a seconda dei settori il rapporto con iniziative pedagogiche e sperimentali di ampio respiro, rivolte a giovani danzatori, musicisti, attori e registi impegnati a trovare il loro personale percorso artistico”. 

Prendono avvio l’11 maggio, al Teatro Malibran, le manifestazioni dell’Arsenale della Danza con la nuova coreografia di Ismael Ivo, Babilonia – Il terzo paradiso, ispirata all’idea biblica della mescolanza di lingue, culture, arti, che caratterizza il mondo di oggi. Ne è interprete la compagnia internazionale di 25 danzatori – giovani tra i 19 e i 24 anni, provenienti da tutto il mondo (Usa, Canada, Russia, Grecia, Svezia, Brasile, Italia) – che costituisce l’Arsenale della Danza. Dopo il debutto a Venezia l’11 maggio (replica il 13), la nuova creazione di Ismael Ivo, che conclude la sessione annuale di master class impegnando i giovani danzatori nelle produzioni internazionali della Biennale, proseguirà in tournée in Italia e all’estero: a Padova (17 maggio), Vicenza (19 maggio), Belluno (20 maggio), Treviso (21 maggio), Verona (24 maggio), Rovigo (26 maggio), San Paolo del Brasile (1 e 2 giugno) e Santos (4 giugno).

L’Arsenale della Danza amplia e completa il suo programma ospitando fino al 15 maggio, al Teatro Piccolo Arsenale e al Teatro Malibran, creazioni che nascono da singolari progetti di formazione e ricerca. Come quello della Lia Rodrigues Companhia de Danças (12 maggio), una delle compagnie brasiliane più note in Europa, che da anni ha trasferito la sua attività in una delle realtà più difficili del continente sudamericano, le favelas di Rio de Janeiro, coinvolgendo i suoi abitanti nello studio della danza e nella realizzazione degli spettacoli. A Venezia la compagnia di Lia Rodrigues, che arriva grazie ad una collaborazione con il Serviço Social do Comércio di San Paolo del Brasile, presenterà Pororoca, l’ultimo spettacolo nato da questa esperienza. Le allieve del corso di Teatrodanza della Milano Teatro Scuola Paolo Grassi – progettato e diretto da uno dei maggiori critici italiani del settore, Marinella Guatterini, sul modello delle maggiori scuole europee – si confrontano con il lavoro di uno dei coreografi di punta della scena italiana di ricerca, Michele Di Stefano e la sua compagnia MK, in Reform Club (14 maggio); mentre alcuni allievi del Performing Arts Research and Training Studios di Bruxelles, una delle realtà europee più innovative, fondata da Anne Teresa de Keersmaeker che ne ha progettato il profilo artistico e pedagogico, e premiata lo scorso anno con il Leone d’argento dalla Biennale di Venezia, affrontano Project, don’t look now (15 maggio) sotto la guida di Xavier Le Roy e Mårten Spångberg, esponenti, come lo stesso Michele Di Stefano, di un’area di ricerca importante della danza europea, definita dai critici “non-danza” o “anti-coreografia”. Completa il panorama la Rotterdam Dance Academy (15 maggio), fra le accademie dedicate alla danza moderna e contemporanea più antiche e a tutt’oggi una delle più importanti d’Europa, con un programma eclettico che affianca frammenti di celebri coreografie – di Jiří Kylián, Nacho Duato, Mauro Bignonzetti – a lavori di più giovani artisti – Regina van Berkel, Neel Verdoorn, Bruno Listopad, Jérôme Meyer e Isabelle Chaffaud.

Le attività del settore Danza per il 2011 si concludono con l’appuntamento con una star della danza internazionale, il coreografo e danzatore israeliano Emanuel Gat, che presenterà in prima mondiale a Venezia e per la Biennale Brilliant Corners il 24 e 25 giugno al Teatro Piccolo Arsenale. Lo spettacolo nasce nell’ambito del programma European Network of Performing Arts che la Biennale condivide con il festival londinese Dance Umbrella e il centro di Stoccolma Dansen Hus. Brilliant Corners sarà anche a Londra il 10 e 11 ottobre e a Stoccolma il 14 e 15 ottobre. 

Dal 10 al 16 ottobre si svolgerà a Venezia il 41. Festival Internazionale del Teatro, pensato come un festival-laboratorio che sviluppa e porta a compimento il precedente Laboratorio di Arti Sceniche. Il neo direttore catalano Àlex Rigola ha pensato a un festival come “agorà del teatro”, chiamando i migliori nomi della scena internazionale – registi, coreografi, artisti, architetti e scenografi, esperti di video-scrittura e creatori di luci - perché Venezia e la Biennale non siano soltanto il palcoscenico per la presentazione di spettacoli, ma anche e soprattutto il luogo dell’incontro, dell’apprendimento, della formazione pratica e della discussione delle arti teatrali a livello internazionale, coinvolgendo pubblico e professionisti da tutto il mondo per un’approfondita riflessione sul fare teatro oggi. Laboratori, alcuni dei quali destinati ad avere un esito pubblico, conferenze, incontri e tavole rotonde – con in media 5 avvenimenti al giorno per un totale di oltre 40 appuntamenti – si integrano al programma di spettacoli e diventano parte essenziale del Festival

Tra l’autunno 2010 e la primavera di quest’anno si sono succeduti i laboratori di Ricardo Bartís, Calixto Bieito, Romeo Castellucci, Jan Fabre, Rodrigo García, Jan Lauwers, Thomas Ostermeier, registi dal segno inconfondibile che hanno riscritto la scena in termini radicali, oggi nomi di richiamo per tutti i festival che contano. Rigola è riuscito a coinvolgerli tutti attorno ad un unico progetto – una versione personale e contemporanea dei sette peccati capitali – per la seconda tranche di laboratori che si svolgerà nel corso del Festival. Il risultato finale, intitolato I sette peccati e programmato nell’ultimo giorno del Festival, sarà un percorso di sette brevi spettacoli, come uno sguardo prismatico sul nostro presente, che si snoderanno in altrettanti luoghi della città: dal Teatro La Fenice all’Ateneo Veneto, fino al Conservatorio Benedetto Marcello e all’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti.

Di ognuno dei sette registi coinvolti nei Sette peccati, Rigola ha scelto poi di portare uno spettacolo che fosse rappresentativo della loro poetica.

Acclamato dalla critica internazionale, arriverà in Italia per la Biennale la versione graffiante del classico dei classici, l’Amleto di Shakespeare secondo Thomas Ostermeier, che inaugurerà il Festival il 10 ottobre al Teatro Goldoni. L’11 ottobre la scena sarà condivisa da due artisti di punta della fertilissima scena fiamminga: Jan Fabre, che a Venezia porta il suo ultimo spettacolo, Prometheus Landscape II, anch’esso in prima per l’Italia al Teatro Piccolo Arsenale, e Jan Lauwers e la sua Needcompany, interprete al Teatro alle Tese di Isabella’s Room, considerato uno spettacolo cult della compagnia. Lo sport antico e un tempo popolare del pugilato si fa metafora di un Paese e di una società nello spettacolo El Box di Ricardo Bartís, regista capostipite del teatro di ricerca in Argentina. Noto alle scene europee, ma raramente invitato in Italia, Bartís sarà per la prima volta alla Biennale sul palcoscenico del Teatro alle Tese il 12 ottobre. Protagonisti della giornata del 13 ottobre, due personalità quasi antitetiche come Romeo Castellucci e Rodrigo García: il primo con la Socìetas Raffaello Sanzio affronta la complessità dello sguardo nel suo secondo studio Sul concetto del volto nel Figlio di Dio al Teatro Piccolo Arsenale, mentre il regista ispano-argentino, al Teatro alle Tese con Muerte y reencarnación en un cowboy, prende a pretesto il mito western per uno dei suoi esplosivi attacchi ai riti quotidiani della nostra società. Di Calixto Bieito, che tanto ha fatto parlare per le sue iconoclaste regie liriche, ma raramente presente in Italia con il suo lavoro teatrale, si vedrà il 14 ottobre al Teatro Goldoni, in prima per l’Italia, Desaparecer, un “poema-concerto per due voci perse nella nebbia”, che parte da una duplice ispirazione letteraria, Edgar Allan Poe e Robert Walser, e fonde le due passioni di Bieito – teatro e musica. 

Accanto a questo primo nucleo originario di registi, Rigola ha poi invitato i campioni del cosiddetto teatro post-drammatico, Stefan Kaegi con il suo collettivo Rimini Protokoll e due artisti della coreografia come Josef Nadj e Virgilio Sieni. Anche in questo caso laboratori e spettacoli sono un progetto integrato. Stefan Kaegi condurrà un laboratorio, Video Walking Venice, che ha il sapore di uno dei tipici interventi urbani del gruppo, con i partecipanti sguinzagliati per campi e calli di Venezia armati di iPod touch. Il laboratorio troverà compimento con l’interazione del pubblico negli ultimi tre giorni del Festival, il 14, 15 e 16 ottobre, in un percorso che partirà da Ca’ Giustinian. Del collettivo berlinese si vedrà anche l’ultimo spettacolo, Bodenprobe Kaschstan, il 15 ottobre al Teatro Piccolo Arsenale, uno spettacolo che intreccia il percorso del petrolio ai flussi migratori tra le ex repubbliche sovietiche e la Germania.

Anche Josef Nadj e Virgilio Sieni, figure atipiche del mondo coreografico, all’incrocio tra danza, teatro, arti figurative, terranno ognuno un laboratorio sul movimento dedicato ad attori. Di loro si vedranno, inoltre, due spettacoli: Woyzeck ou l’ébauche du vertige di Nadj, un esempio dei più intensi della poetica fatta di gesti, oggetti, apparizioni dell’autore franco-ungherese, sarà in scena il 15 ottobre al Teatro alle Tese; e Osso, il toccante e intimo dialogo tra un padre e un figlio, costruito sulla sapienza di gesti quotidiani che diventano rito, di Virgilio Sieni, sarà in scena il 16 ottobre. 

Alle giovani compagnie italiane più innovative il 41. Festival Internazionale del Teatro riserverà uno spazio quotidiano (dall’11 al 15 ottobre). E’ Young Italian Brunch, che scherzosamente allude all’orario – le 13.00 – in cui si presenta un assaggio del panorama nazionale, con il desiderio di rendere visibile soprattutto a operatori e curatori stranieri quanto offre una scena esuberante ma ancora poco nota ai circuiti internazionali.

 

Dei 15 laboratori in programma, volti ad abbracciare lo spettacolo nella sua complessità e nei suoi diversi aspetti, ne è previsto uno di scenotecnica, che si concluderà direttamente sulle scene del Festival: allievi del corso in Scienze e Tecniche del Teatro dell’Università Iuav lavoreranno infatti alla costruzione delle scene originali per l’allestimento di El Box di Ricardo Bartís. L’artista delle luci Carlos Marquerie guiderà invece i partecipanti al suo laboratorio alla scoperta dei segreti dell’illuminotecnica nell’era della tecnologia digitale; mentre Àlex Serrano, autore di tanti progetti multimediali d’avanguardia, terrà una settimana di workshop per registi teatrali su modalità, tecnica e creatività nell’impiego del video in tempo reale.

Ai fondamenti della nostra cultura teatrale, a Shakespeare, al suo impareggiabile verso e alla sua scuola di recitazione, al modello con cui per ogni attore è indispensabile confrontarsi, è dedicato un altro laboratorio. E all’esercizio della critica, infine, strumento indispensabile di una civiltà teatrale, è dedicato un laboratorio condotto da Andrea Porcheddu che percorrerà l’intera settimana del Festival. Prolungamento del “Progetto OctoberTest”, che aveva accompagnato il Laboratorio Internazionale di Arti Sceniche, ai sette giovani critici che hanno seguito la prima parte, si aggiungeranno altri cinque selezionati: insieme seguiranno tutte le attività del Festival e formeranno una redazione che lavorerà sia su web che su carta, fornendo un “foglio” quotidiano di informazione e approfondimento sul Festival. 

Jan Pappelbaum (11 ottobre), Jim Clayburgh (12 ottobre), Margherita Palli (13 ottobre), Nick Ormerod accompagnato da Declan Donnellan (14 ottobre), Anna Viebrock (15 ottobre), artisti di fama internazionale che con la loro poetica personale non hanno soltanto dato corpo a sogni e visioni dei registi con cui hanno lavorato, rendendo praticabili le loro narrazioni “impossibili”, ma hanno impresso un segno indelebile sul lavoro stesso di questi registi contribuendo all’evoluzione del linguaggio scenico, saranno presenti a Venezia per una serie di conferenze sulla scenografia nella sala delle Colonne di Ca’ Giustinian (ore 11.00).

Sempre nella Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian, ma negli orari pomeridiani (alle 17.00 e alle 18.30), pubblico e critica potranno incontrare Thomas Ostermeier (11 ottobre), Jan Lauwers e Calixto Bieito (12 ottobre), Romeo Castellucci e Rodrigo García (14 ottobre), Ricardo Bartís e Jan Fabre (15 ottobre).

Previsti successivamente al debutto degli spettacoli in programma, gli incontri con i registi saranno per questo un’occasione in più di conoscenza e confronto per il pubblico di appassionati come per i professionisti. 

Per una settimana il 41. Festival Internazionale del Teatro “invaderà” la città, dagli spazi deputati a quelli più inconsueti fino ai suoi campi e campielli: la sede storica della Biennale – con la Sala delle Colonne e il Laboratorio delle Arti di Ca’ Giustinian – e i tradizionali spazi all’Arsenale – con il Teatro alle Tese e il Piccolo Arsenale; le sale del Teatro La Fenice – Apollinee e Rossi; il Teatro Goldoni, il Teatro Fondamenta Nuove e il Teatro di Ca’ Foscari a Santa Marta “Giovanni Poli”; il Conservatorio Benedetto Marcello – con la sala dei concerti e la sala prove; l’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti e la sua sala del Portego; il Laboratorio Alias. 

Da tempo la Biennale di Venezia si impegna a valorizza le risorse del territorio del Veneto avviando e consolidando la collaborazione con enti e istituzioni come Arteven, con cui quest’anno ha realizzato la tournée dello spettacolo di Ivo nel Veneto, il Teatro La Fenice, il Conservatorio Benedetto Marcello, l’Università Iuav, il Teatro Fondamenta Nuove. In questa prospettiva si colloca l’intervento della Regione del Veneto a sostegno dei programmi dei settori dello spettacolo dal vivo della Biennale di Venezia. 

I programmi dell’Arsenale della Danza e del 41. Festival Internazionale del Teatro sono da oggi sul sito della Biennale di Venezia: www.labiennale.org

Le informazioni sui bandi per i laboratori ancora aperti (di Josef Nadj, Virgilio Sieni, Carlos Marquerie, Àlex Serrano e su Shakespeare) saranno pubblicati sul sito della Biennale a partire dal 16 maggio.

Le prossime audizioni per l’Arsenale della Danza si terranno a Vienna il 6 agosto nell’ambito di ImPulsTanz e a Venezia il 22 ottobre. Il bando di partecipazione sarà sul sito della Biennale a partire dal 16 maggio.

by Helena Podgaiskaia

russiIl Forum Studentesco Internazionale annuale organizzato dall’Agenzia Federale per Affari della Confederazione di Stati Indipendenti, connazionali che vivono all’estero e la cooperazione internazionale umanitaria ROSSOTRUDNICHESTVO diventerà il primo evento ufficiale nell’ambito dell’Anno della Cultura Russa e della Lingua Russa nella Repubblica Italiana  e dell’Anno della Cultura Italiana e della Lingua Italiana nella Federazione Russa.

Il Forum dedicato allo sviluppo dell’Italia e della Russia nel campo delle innovazioni, della cultura, scienza ed istruzione, vedrà la partecipazione degli studenti russi e italiani, Rettori delle maggiori Università, politici e personaggi pubblici di entrambi i paesi.

Svolto per la prima volta nel 2010 nell’ambito dell’Anno della Russia e Francia, il Forum Studentesco è stato trasformato campidoglioin un forum annuale internazionale volto ad affrontare le priorità in materia di istruzione e scienza, sviluppo dei contatti diretti tra le Università russe e straniere, nonché l’attuazione dei progetti congiunti  tecnico-scientifici e umanitari.

Nell’ambito del Forum presso l’Università degli Studi ” La Sapienza ” e il Conservatorio Santa Cecilia di Roma avrà luogo l’Assemblea dei Rettori delle Università della Russia e Italia, si terranno le sezioni tematiche “Storia e Diritto”, “Istruzione”, “Cultura”, “Tecnologia ed Energia”, “Innovazioni”. In questi giorni nella capitale italiana saranno organizzate esposizioni, presentazioni delle Università, workshop per gli studenti. Sotto l’egida del Forum Studentesco Internazionale nell’ambito del Festival di Lingua e Letteratura Russa sarà possibile prendere conoscenza delle ultime novità delle case editrici russe, visitare la serata di poesia e romanzo russo, partecipare ai seminari metodici e quiz.

La cerimonia di apertura solenne si è tenuta il 16 febbraio in Campidoglio nel Comune di Roma con la partecipazione di ospiti eminenti. Ha dato il benvenuto Alexander Zhukov, il Vice Primo Ministro della Federazione Russa.  La chiusura solenne del Forum Studentesco Internazionale avrà luogo il 17 febbraio nel Conservatorio Santa Cecilia di Roma.

Panorama di Kiev

Panorama di Kiev

Per anni, il mondo occidentale ha considerato l’Ucraina semplicemente come una parte della Russia. Ma il bortsch, le uova dipinte e molte delle più famose canzoni cosacche e delle danze tradizionali hanno avuto origine in Ucraina. Gli ucraini occidentali si considerano Ucraini al 100% e difendono la loro cultura, parlando la loro lingua e sbandierando il loro nazionalismo. A est, dove vivono più di 10 milioni di russi, il nazionalismo meno sentito e la maggior parte della popolazione parla russo.
L’ucraino, come il russo e il bielorusso, è una lingua slava orientale. Molto probabilmente la più vicina delle tre allo slavo originale del IX secolo parlato a Kiev prima dell’introduzione, nel X secolo, del più formale slavo ecclesiastico originario della Bulgaria, diffusosi insieme con il cristianesimo. Nonostante sia stato messo in secondo piano dal russo e dal polacco e addirittura vietato dallo zar Alessandro II nel 1876, l’ucraino ha resistito e attualmente si sta diffondendo sempre di più. Nel 1990 fu adottato come lingua ufficiale del paese, anche se il russo è praticamente compreso da tutti.
Le origini della letteratura nazionale ucraina risalgono alle cronache slave medievali, come per esempio lo Slovo o polku Ihrevim (The Tale of Ihor’s Armament), del XII secolo. Gli inizi della letteratura ucraina moderna si devono al filosofo errante della metà del XVIII secolo, Hryhorii Skovoroda, il ‘Socrate ucraino’. Skovoroda scrisse poemi e trattati filosofici in ucraino, destinati alla gente comune piuttosto che all’elite. Taras Shevchenko, un fervente nazionalista nato come schiavo nel 1814 e poi diventato un eroe nazionale, fu il primo scrittore di lingua ucraina di una certa importanza. Le sue opere contribuirono alla nascita di un periodo d’oro per la letteratura ucraina. Il migliore e più produttivo scrittore dell’inizio del XX secolo fu Ivan Franko, le cui opere comprendono racconti di fantasia, poesia, opere teatrali, trattati filosofici e racconti per bambini. Molti scrittori trattarono l’argomento dell’occupazione sovietica e molti furono perseguitati per questo motivo. Le opere di Vasyl Stus, Winter Trees (1968) e Candle in the Mirror (1977) diedero inizio all’agonia dei poeti dissidenti; Stus venne ucciso in un campo di concentramento sovietico. L’Unione degli Scrittori Ucraini di Kiev ebbe un ruolo molto importante per quanto riguarda l’indipendenza dall’URSS ottenuta nel 1991.
La musica ucraina trae ispirazione dalle antiche tradizioni orali dei bylyny (poemi narrativi epici) e delle dumas,

Cupole d'oro in Kiev
Cupole d’oro in Kiev

 lunghe ballate liriche che celebravano la gloria dei Cosacchi. La musica popolare ucraina affonda le sue radici nei leggendari kozbar, i menestrelli erranti del XVI e del XVII secolo, le cui canzoni, che narravano episodi eroici (in genere dei Cosacchi), erano accompagnate dal kozba, uno strumento simile al liuto. La bandura, uno strumento pi grande che poteva avere fino a 45 corde, sostitu il kozba nel XVIII secolo. I cori di bandura si diffusero nell’arco di poco tempo e la bandura divenne il simbolo della nazione. Oggi, il Coro di Bandura Ucraino di Kiev si esibisce in tutto il mondo. Mykola Lysenko probabilmente il compositore classico ucraino pi conosciuto e famoso, perch ha arrangiato le sue composizioni per pianoforte, basandosi su canzoni popolari ucraine. Fra i musicisti contemporanei famosi segnaliamo il gruppo punk Plach Yeremiyi e la cantautrice Nina Matvienko che trae spunto dalle tradizioni popolari ucraine.
Il cristianesimo giunse in Ucraina alla fine del X secolo. La chiesa cattolica e la chiesa ortodossa si divisero nel 1054 e quella ortodossa si divise a sua volta in tre filoni principali, ognuno dei quali aveva un rapporto diverso con l’ortodossia russa controllata da Mosca e con il cattolicesimo romano. L’architettura ucraina dominata da chiese. Un genere molto particolare quello delle chiese in legno caratterizzate da cupole a strati costituite da asticelle in legno, il tutto tenuto insieme da un sistema complesso che non prevede l’uso di chiodi. Nell’intento di distruggere l’identit e il nazionalismo ucraini, negli anni ‘30 i sovietici demolirono centinaia di edifici sacri, tra cui quattro cattedrali del XII secolo. Anche la pittura affonda le sue origini nelle tematiche religiose. Fino al XVII secolo, la forma di espressione pi diffusa era l’icona, una piccola immagine di Cristo, della Vergine Maria, degli angeli o dei santi dipinta su un pannello in legno alla quale erano attribuiti poteri guaritori e spirituali. Insieme alle icone, nelle chiese si diffusero anche i dipinti murali, i mosaici e gli affreschi, oltre a manoscritti illuminati. L’ascesa al potere dei Cosacchi nel XVII secolo favor lo sviluppo di nuove scuole di pittura secolare con tematiche nazionalistiche. Dopo anni di freddo Realismo Sovietico, in questo momento la sperimentazione stilistica e le tematiche nazionalistiche sono nuovamente in auge.

Lupigiada

Lupigiada

Si inaugura a Roma il 10 dicembre 2010, alle ore  18.00, nella suggestiva cornice di, spazio espositivo  nel cuore del rione Monti, la personale del fotografo Davide Rossi Brunori  “CINQUE SECONDI”. 

 Con FIVE SEC  ONDS, il  giovane talento dell’obbiettivo Rossi Brunori accompagna il visitatore in un viaggio emotivo all’insegna dell’astrattismo. In ogni scatto la portata delle emozioni è nel movimento di una luce che danza nelle mani di una ballerina. Cinque secondi.  Il tempo per cogliere con l’obiettivo  questo “viaggio luminoso”, percorso nel buio assoluto e accompagnato solo dall’ascolto della musica .  

Il fotografo si ispira all’astrattismo di Kandiskij e Klee,  riconducendo così la propria visione dell’arte  alla rappresentazione pura dell’emozione. In queste immagini il movimento nella musica è dettato esclusivamente dall’ispirazione dell’anima e ripreso grazie a un escamotage fotografico.

 Nascono così le scie di luce e di emozione.

  “Alla base di ogni fotografia – commenta Davide Rossi Brunori -  c’è un’imprescindibile  equazione matematica,  chiara a tutti i fotografi,  che ho voluto esplicitare in questi scatti. Se fotografare equivale a scrivere con la luce, io  ho cercato con queste vie luminose  di fotografare le emozioni.”

 DAVIDE ROSSI BRUNORI  Nasce il 7 Novembre 1982 ad Ascoli Piceno. Si laurea a Macerata nel 2006  presso l’Accademia di Belle Arti con indirizzo di Restauro dei Beni Culturali. Scopre durante la frequentazione dell’Accademia la passione per la fotografia e da allora non ha mai lasciato l’obbiettivo. Tra i suoi lavori: stazione e treni – viaggiare, riflettere; pugilato -  reportage; medioevo piceno; emozioni in blues – studio.

by Giulio de Nicolais

20101110_femmenoneLa donna ucraina è spesso veicolo dell’attuale progresso sociale del suo Paese, svincolatasi dai ruoli tipici nei quali era relegata, in una società ancora incardinata sull’istituzione della “famiglia patriarcale” gestita dalla figura maschile del “padre padrone”. Per un concreto bisogno economico od evasivo, le donne ucraine dai 20 ai 50 anni emigrano per guadagnare moneta forte nei Paesi dell’Europa che conta. Esse praticano per lo più lavori sani ed onesti, ma c’è sempre l’eccezione di chi preferisce il mestiere più antico del mondo, qualificandosi come le migliori colf d’Europa.

Quando queste donne tornano in Ukraina, sempre più spesso, mostrano di aver assunto una nuova coscienza di sé, tanto da poter assumere il ruolo di leader nella propria famiglia, al pari dell’uomo. Questa donna “nuova” trova anche gli spazi per potersi esprimere nel mondo delle arti, oppure sa imporsi come maneger della propria o altrui impresa, sa gestire affari di commercio internazionale, si impone nella battaglia politica. Intanto, due strumenti come televisione ed internet abbattono le frontiere spazio-temporali e soprattutto le giovani, si avvicinano al processo di rinnovamento, perdendo i punti di riferimento dettati da una cultura nazionale che sembra loro essere statica e desueta: con le prassi delle Tradizioni Ucraine, la gioventù220px-Oksana_Zabuzko perderà anche i suoi Valori?

Già nel 1996 il Paese si divise per lo scandalo scoppiato attorno al libro di Oksana Zabuzko dal titolo in Italia “Sesso ucraino, istruzioni per l’uso”.  Anche se il volume ha a che fare con la sessualità femminile, il lungo racconto non è pornografico.
Il contrasto fu grande. Il volume era stato organizzato in modo da approcciare la maggior parte della popolazione femminile.
La Zabuzko,una poetessa che è anche una delle personalità di spicco del movimento democratico del suo Paese, confronta la vita libera e secolarizzata della donna americana, con la quotidianità che segna l’esperienza di vita della donna slava.
In occidente le donne vivono un’esperienza di vita in cui godono di più diritti: ciò che più attrae le ucraine è la maggiore valorizzazione della donna sia come singola che come partner nel manage familiare. La scrittrice, della quale non condivido le argomentazioni né il modo di porle, affronta tuttavia problematiche attuali e soprattutto finisce nell’affermare che l’Ucraina è sempre la Madre Terra e che pertanto la donna slava non potrà vivere un’esperienza di vita come quella che altre donne provano in USA.

Anch’io ritengo che l’emancipazione della donna in Ucraina potrebbe avere un suo corso assai particolare.  L’uso dei due nuovi strumenti di conoscenza (tv satellitare ed internet) nelle scuole, nelle Università, comporta la diversificazione della domanda di beni e servizi, la presa di coscienza del valore del singolo, la capacità di confrontarsi a livello globale, sulla base di un assestamento progressivo del singolo “sistema paese”.

Il tempo è trascorso e la nazione sta lentamente mutando ed in ciò molto merito è da attribuirsi allo sforzo femminile. Superando gli stereotipi affermo che la “donna” è oggi il vero “oro” della nazione ucraina: vedo donne ricoprire in Patria come all’estero ruoli di primissimo piano. Come sanare tuttavia le fratture tra “Femminismo” e “Tradizioni”?

Presepe ucrainoContinuerà nel mese di dicembre l’iniziativa condotta dal Comune di Roma nella persona del Consigliere aggiunto On.Tetyana Kuzyk e dall’Ambasciata della Repubblica Ucraina in Italia intitolata “Raccontare l’Ucraina”. Iniziata l’11 novembre con il Convegno Donne Ucraine Migranti e Figli lasciati in Patria: quali politiche per le famiglie ‘transnazionali’presso il Teatro Golden, Via Taranto 36; L’iniziativa tesa a far conoscere alla cittadinanza italiana in Roma elementi della cultura ucraina e problematiche delle famiglie ucraine che vivono e lavorano nella Capitale, è proseguita domenica 28 novembre con la Visita ai “Luoghi di Culto” : Chiesa di Santa  Sofia – ucraina greco cattolica, via Boccea, 478 e con la Fiera “Autunno d’Oro” rappresentazione delle tradizioni per l’ingresso dell’autunno, ballo in maschera e assaggi della cucina tradizionale dell’Europa dell’est; in contemporanea Concerto delle musiche tradizionale dell’Europa dell’est – Teatro della Forma; viale della Primavera, 317.

Sempre a Roma venerdì 3 dicembre dalle h.15,00 alle 19,00 “Raccontare l’Ucraina” continua con la Presentazione

On Tetyana Kuzyk e il sindaco di Roma On. Gianni Alemanno

On Tetyana Kuzyk e il sindaco di Roma On. Gianni Alemanno

dell’opuscolo “I colori della cittadinanza, guida rapida ad una città plurale per donne migranti” e del libro di Francesca Vianello “Migrando sole”; Presentazione dei libri delle donne immigrate dell’Europa dell’Est (Ucraina, Moldavia, Bosnia) presso la Sala del Caroccio,in Campidoglio; e domenica 12 dicembre dalle h.10.00 alle 11,45 e dalle h. 15,00 alle 16,45 con “La domenica dell’Ucraina al Museo Explora, il museo dei bambini di Roma” con giochi-divertimento, disegno, l’esposizione delle tradizioni Ucraine,le musiche tradizionali,i film, le sorprese e lo spettacolo-presentazione del racconto dall’autrice Nina Rachenko-Suslova “Pantaloncini verdi” presso il Museo Explora – Via Flaminia,82.  Piacevole il Concerto del Coro Verovka dall’ Ucraina presso la Chiesa Greco – Cattolica Ucraina di piazza Madonna dei Monti. Sempre il 12 dicembre, l’iniziativa, che è alla sua seconda edizione, chiderà nella serata dalle 16.00 alle 21.00 con il “Gala Concerto” e la cena al Teatro Carzetti,in via Portuense, 2400, Fiumicino.

by Giulio de Nicolais

BruxellesROMA – E’ giunto il momento di fare un bilancio sui numerosi crimini del comunismo totalitario in passato e condannarli in maniera solenne. La Commissione Affari politici dell’Assemblea parlamentare del UE ha organizzato a Parigi, il 14 dicembre 2004, un’audizione parlamentare su “La necessità di una condanna internazionale dei crimini del comunismo”, nell’ambito della preparazione di un rapporto sul tema. Tra i partecipanti, Stéphane Courtois, autore di “Il libro nero del comunismo: crimini, terrore e repressione”, Vladimir Bukovsky, ex dissidente sovietico e Toomas Hiio, membro della Fondazione estone d’inchiesta sui crimini contro l’umanità. Da condannare al pari dei delitti perpetrati la disgustosa pochezza morale, la doppiezza e il cinismo, di coloro che anche sapendo hanno taciuto per loro tornaconto, hanno ingannato generazioni, hanno tramato per occultare, facendosi complici di tragedie immani. Il mutare alterno degli Ordinamenti negli Stati, le diverse forme di governo, hanno permesso nel tempo a pochi di limitare il godimento della proprietà privata di molti, attuando delle inaudite discriminazioni.

Il problema della limitazione del diritto alla proprietà è legato a quello della divisione dell’Europa che nasce all’inizio del secolo XX°. Verso Est, il Kaiser consente a Lenin ed alla sua famiglia di vendicare la morte del fratello, destabilizzando la Russia imperiale, arrestando la famiglia imperiale che poi viene uccisa barbaramente ad Ekaterinburg. Il Comunismo, esteso fenomeno di collettivizzazione, nel 1917 priva intere classi sociali del diritto alla proprietà privata: l’immenso territorio delle 16 nazioni appartenenti all’Unione Sovietica apparterrà progressivamente solo allo Stato.

Nell’arco di due secoli nella sola Europa, a diversi milioni di persone umiliate, emarginate, perseguitate è stato tolto

Stalin

Stalin

 deliberatamente il “sacro” diritto al godimento della Proprietà privata sui propri beni tra cui, prima tra tutti, la casa. La garanzia del ripristino di questo diritto si sta confermando progressivamente, con l’uniformarsi degli Ordinamenti di queste Nazioni allo “stato di diritto”. Iniziato con la sconfitta del nazismo e del fascismo prima, seguitato poi con la caduta del muro di Berlino e quindi con l’inizio della Perestroika, che ha segnato la sconfitta del comunismo e l’inizio di una ricomposizione dell’Europa ad Est, questo processo si sta concretizzando sempre più nei giorni nostri. Dopo la crescita da 6 a 15 stati membri, il Trattato di Maastricht del 1992, l’Unione Europea il 1° maggio 2004 si è allargata ulteriormente accogliendo altri dieci Paesi: Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Slovenia e Ungheria. L’ampliamento ad Est rappresenta un evento senza precedenti e di portata tale da differenziarsi notevolmente da quelli passati; in pratica, un’occasione unica per il futuro dell’Europa e per i cittadini dei nuovi stati membri di riottenere il godimento pieno dei diritti reali.

La Rivoluzione di Ottobre e il dilagare del comunismo avevano operato una immensa, duplice discriminazione. Durante la Guerra Civile Russa (1917-1920) un milione trecentomila russi della “nobiltà bianca” latifondista vicina allo Zar e l’elite intellettuale del Paese erano stati privati di ogni diritto reale e costretti all’esilio o condotti a morte dalla spietata polizia politica, la C’eka. L’Unione Sovietica ha mantenuto per più di 70 anni, in nome della scelta politica collettivista, intere generazioni prive dei più sacri diritti civili e quelli reali sanciti dalla Carta dei Diritti dell’Uomo e contenuti nelle Carte Costituzionali di tutti i Paesi democratici a cominciare da quella americana del 1787, soggiogando le masse ed estirpando dalle coscienze il desiderio della libera espressione e quello del possesso individuale di beni materiali. Bukharin affermò: “La scienza dell’economia non è più necessaria in un paese come l’U.r.s.s., in cui i rapporti economici possono essere liberamente decisi per gli uomini, senza sottostare a “leggi naturali”, misteriose e tiranniche”. Tutto era semplice, di una stupenda e brillante semplicità: furono nazionalizzati i mezzi di produzione, fu collettivizzata la terra e fu istituito un ufficio di pianificazione centrale, che doveva dirigere da Mosca l’attività economica dell’immenso, sconfinato paese. Così in Slovenia, come in Polonia, il grosso timore dell’Autorità politica di quei Paesi (Tito per la Slovenia, il Partito Contadino ed Operaio per la Polonia) risiedeva nel

Prigionieri di un Gulag

Prigionieri di un Gulag

fatto che in qualche modo gli antichi proprietari germanici di suoli polacchi o di suoli sloveni, i germanici e gli austriaci ed in taluni casi anche gli italiani potessero rivendicare le proprietà avute al di fuori di ogni schema economico e sociale, alterando lo stato di identità nazionale. Non a caso Stalin consente ed ordina in Polonia la deportazione dei polacchi dell’Est nella Pomerania ed il trasferimento dei polacchi pomerani verso i territori di confine con la Russia: il tentativo che viene condotto è la russificazione dei cittadini. Portare la gente della Polonia Orientale slavizzata ed abbastanza comunisticizzata a stretto contatto con il confine tedesco, mirava a creare una naturale barriera sociale e culturale. Simili spostamenti coatti di intere popolazioni sono stati effettuati dal potere centrale sovietico anche in Ucraina, in seguito ulteriormente vessata insieme al Caucaso settentrionale, al Volga e al Kazachistan, dalla storica Carestia tra 1932 e 1933 che fece 8 milioni di morti, “pilotata” dal dittatore Stalin per sterminare i piccoli proprietari. Squarciamo il sudario della memoria sulle responsabilit? dirette del regime staliniano nella politica che scientemente condusse al massacro nell’ambito della dekulakizzazione per l’eliminazione dei piccoli e medi contadini proprietari. Di tutto ciò non si seppe nulla in Italia: di chi la responsabilità? Chi si salvò venne trasferito, deportato e dovette abbandonare tutto, riuscendo a portare poco con sé, nulla più degli effetti personali e la grande umiliazione di non poter possedere nulla di proprio, pedissequamente afflitto dall’arroganza dei commissari politici di Regime. Oggi, a settanta anni da questi tragici avvenimenti e dopo dodici anni dal ristabilimento progressivo delle libertà con l’avvio della Perestroika gorbacioviana, il fatto che l’ordinamento attuale degli Stati ricostituisca il diritto al godimento della proprietà privata, per i soli investitori nazionali, è tuttavia motivo di discriminazione nei confronti dei cittadini a suo tempo esiliati, di quelli trasferiti o delle minoranze deportate sopravvissute: il principio della “proprietà straniera” si applica anche nei confronti degli ex proprietari aristocratici di enormi territori, non più riconosciuti tali. Allo stesso tempo, in Paesi come Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovenia, Russia, Ucraina, Romania, Bielorussia, il forte fenomeno inflattivo del 1991 limita il potere d’acquisto di stipendi e risparmi. Finalmente ricostituito il diritto alla proprietà privata, gli alti prezzi imposti dal libero mercato degli immobili ne impedivano l’acquisto alle classi più deboli del Paese, cioè agli anziani e alle giovani generazioni, costrette all’immigrazione per la ricerca del buon reddito fatto di moneta forte, con il quale acquistare in patria il “tetto coniugale”. Per favorire l’ “Inclusione sociale” è necessaria la creazione di “nuove regole”, una problematica questa che sta diventando sempre prioritaria all’attenzione internazionale, e che le Nazioni Unite vanno perseguendo. La scelta di focalizzarsi su tale tematica è determinata dalla presenza e dal rafforzarsi del sistema Capitalista che tende a creare ovunque, qui in Italia come ad Est, fasce di emarginazione soprattutto a scapito di determinate categorie di soggetti (giovani, anziani, disabili, ecc.). Coloro che vivono una condizione di emarginazione, sono costretti ad un ruolo passivo e di non controllo sulla propria condizione sociale, in quanto non hanno le risorse economiche, conoscenze, competenze e/o gli strumenti per intervenire su di essa.

Strettamente connesso al discorso dell’emarginazione e dell’esclusione sociale è quello della mancanza o carenza di tutela di diritti fondamentali, naturali, reali, sacri per la condizione umana, quali il diritto del lavoro, al godimento della proprietà privata, quello dell’istruzione e dell’assistenza sanitaria.

Grozny, Cecenia, 17 luglio 2009 - foto di Natalia Estemirova, attivista dei diritti umani, nel memoriale dei giornalisti morti per la libertà di espressione.

Grozny, Cecenia, 17 luglio 2009 - foto di Natalia Estemirova, attivista dei diritti umani, nel memoriale dei giornalisti morti per la libertà di espressione.

Tale problematica appare ancora più evidente in determinati Paesi che vivono di povertà estrema, dove la differenza tra i “poveri” ed i “ricchi” si fa ancora più evidente e dove i primi non riescono a vivere neanche nelle condizioni minime di sopravvivenza. Questa è la triste realtà quotidiana della popolazione che vive nelle zone rurali e montane dell’Ucraina  di Victor Yanucovich ed ancor più in quelle sterminate della Russia di Vladimir Putin, ove al Comunismo si è velocemente sostituito il Capitalismo più sfrenato, gestito dalle famiglie più abbienti che controllano il “monopolio” della politica e dell’economia. Ecco allora che sorge l’esigenza di coinvolgere questi Stati  sulla necessità di far nascere un nuovo Ordinamento che regoli il flusso delle ricchezze. Perciò è necessario che le relazioni internazionali, a livello mondiale, debbano avere alla base un ordinamento giuridico fondato sui diritti inalienabili della singola persona. Il diritto di ogni essere umano di gestire i mezzi di produzione, assumendone anche la proprietà diretta attraverso le forme che il sistema giuridico va a consentire, non deve essere condizionato dalla produttività, dal marketing e dalla soddisfazione dei consumatori. E’ necessario che nella nuova Europa le parole “religioso” ed “Europeo” non siano incompatibili così come non lo era nell’Europa pensata da De Gasperi e da Schuman.

Alcide De Gasperi

Alcide De Gasperi

 La tutela della dignità, la difesa del diritto di esprimere la propria personalità sul luogo del lavoro, con il conseguente giusto potere d’acquisto di beni nel mercato, l’apertura reale al diritto della proprietà privata, apriranno alla corretta concezione di ogni singolo individuo e del suo valore unico. Sono questi i concetti che si intende salvaguardare e per farlo bisogna sconfiggere quel sistema-socio culturale che ha creato una sorta di idolatria del mercato, ignorando la dimensione etica dell’uomo. Attraverso la solidarietà e l’inclusione sociale si può attuare un sistema di economia libera, in cui la proprietà, che deve essere un diritto reale per antichi e nuovi proprietari, si giustifica moralmente quando crea occasioni di lavoro e di progresso per tutti.